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venerdì 9 maggio 2014

Il "pregge" di San Cataldo: l'Arcivescovo consegna la statua del Patrono alle autorità civili per i festeggiamenti

8 maggio 2014
Basilica Cattedrale di San Cataldo
- Taranto -




Il testo dell'intervento di mons. Arcivescovo è tratto dal Sito ufficiale dell'Arcidiocesi di Taranto


Egregio Signor Sindaco,
Le consegno il nostro Santo perché a Taranto sia festa. Continuo ad avere fiducia in questo atto di
affidamento e di fiducia. In questo gesto riprendiamo una antica tradizione che abbiamo il dovere e l’onore di conservare. I nostri ruoli sono distinti e differenti eppure nel consegnarle questo simulacro siamo a dirci che abbiamo bisogno l’uno dell’altro, che fra noi dobbiamo essere solidali, per venire incontro con responsabilità alle tante giuste attese che i tarantini hanno.
Lei sa bene, Signor Sindaco, che se per noi cattolici la festa non avesse intrinsecamente un significato di speranza e di condivisione, come segno di incoraggiamento, ci sarebbe ben poco da festeggiare: disastro ambientale, disoccupazione, degrado…
Eppure facevo una considerazione, che l’organizzazione di questi festeggiamenti, è per la diocesi un dovere, che si esprime naturalmente non nella richiesta di risorse, esigue per tutti, ma nel tentativo di metterci insieme, di esprimere ciascuno la propria capacità, di coordinare tutte le collaborazioni. Tecnicamente in amministrazione, in questi casi si parla di scambio di servizi. Sotto una luce evangelica la parola servizio assume un’importanza tutt’altro che dimessa, ma essenziale.
Il servizio che nasce dal Vangelo, non è frutto di sottomissione e di schiavitù, ma di amore, di amore che si dona, di amore che non antepone nulla alla persona che ama. L’amore evangelico va liberandosi ogni giorno da qualsiasi forma di egoismo, di interesse personale. L’amore che serve è un amore concreto e vero perché verificabile. In questo amore rientra in primo luogo la Città Vecchia e i quartieri più esposti all’inquinamento. Come anche ci preoccupa il degrado cui è avviato, se non si interviene subito, anche il Borgo. Sono convinto che bisogna ripartire dall’ascolto delle necessità reali dei cittadini e da una visione d’insieme della nostra Città.
Il ruolo della chiesa tarantina continuerà ad essere quello di tessere relazioni e attenzioni perché sia rispettata la dignità della persona, la vita, la famiglia, l’educazione delle nuove generazioni e, particolarmente l’attenzione ai più bisognosi,  e di stimolo perché tutti abbiano voce e ascolto.
Un bell’augurio sarebbe quello che la politica, le istituzioni, laiche per fondazione, somigliassero al servizio inteso in senso evangelico.
Signor Sindaco, le affido san Cataldo; lei in tutto il santorale non troverà un santo che non sia amico dei poveri, degli ultimi, degli abbandonati e degli esclusi; quindi dandole la statua di Cataldo è come se le chiedessi di condividere con me le istanze di chi ha più bisogno.
Le sono ben note le tante necessità di Taranto, ma credo ci sia tutta la prmura di colmare tanti vuoti e di rispondere a tante urgenze. Con coraggio è necessaria una risposta alle sfide del presente senza rimandare.
Come istituzioni siamo chiamati a dare certezza, stabilità e una fiducia fondata al nostro popolo. Anche quando i contesti si complicano e sembrano impraticabili, rimangano e devono rimanere a presidio l’abnegazione, la serietà, la rettitudine e il sacrificio per il bene comune.
Ancora una volta le tendo la mano a nome della Chiesa diocesana, per quello che lei rappresenta e cioè tendo la mano ad ogni cittadino di Taranto, rinnovando il patto di solidarietà e di rispetto reciproco.
Vorrei condividere un auspicio di Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium
«Chiedo a Dio che cresca il numero di politici capaci di entrare in un autentico dialogo che si orienti efficacemente a sanare le radici profonde e non l’apparenza dei mali del nostro mondo! La politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune. Dobbiamo convincerci che la carità «è il principio non solo delle micro-relazioni: rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici. Prego il Signore che ci regali più politici che abbiano davvero a cuore la società, il popolo, la vita dei poveri! È indispensabile che i governanti e il potere finanziario alzino lo sguardo e amplino le loro prospettive, che facciano in modo che ci sia un lavoro degno, istruzione e assistenza sanitaria per tutti i cittadini. E perché non ricorrere a Dio affinché ispiri i loro piani? Sono convinto che a partire da un’apertura alla trascendenza potrebbe formarsi una nuova mentalità politica ed economica che aiuterebbe a superare la dicotomia assoluta tra l’economia e il bene comune sociale» (n 205).
Avanti con fiducia per il bene del nostro popolo, e che san Cataldo ci benedica.

Buona festa a tutti.




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